Avvocato Anais Tonel

Come fare se il mio debitore è fallito?

Forse non sai che ti devi insinuare al passivo, ma per farlo ci sono delle regole da rispettare…

Se sei una società, un’impresa individuale, un dipendente o un soggetto che ha fornito garanzie, può capitare che tu abbia un credito da riscuotere verso una società o un’impresa che non ha pagato alla scadenza pattuita (c.d. debitore).

Quando il debitore non paga perché si trova in stato di insolvenza, è probabile che lo stesso finisca per essere assoggettato ad una procedura di fallimento.

Il fallimento è una procedura con cui lo Stato, a fronte di una situazione in cui un imprenditore ha accumulato un ingente quantità di debiti e non è più in grado di pagarli alle scadenze pattuite, subentra nella gestione del patrimonio dell’impresa, al fine di liquidarlo e pagare, per quanto possibile, tali debiti. Per tale ragione il fallimento può anche definirsi come quella procedura che ha lo scopo di soddisfare i creditori mediante la liquidazione del patrimonio dell’imprenditore.

Il fallimento è disposto dal Tribunale competente con la c.d. sentenza di fallimento, la quale apre tale procedura. La sentenza nomina anche il soggetto che avrà il compito di liquidare il patrimonio e pagare i debitori: il curatore fallimentare.

Una volta aperta la procedura, il curatore si trova a dover formare l’elenco di tutti i soggetti che vantano ancora un credito nei confronti della fallita. Tale elenco prende il nome di “stato passivo”. Il tuo credito rimasto impagato, per poter essere soddisfatto nella procedura di fallimento, deve quindi essere incluso nello stato passivo.

L’inclusione del proprio credito nello stato passivo non è però un meccanismo automatico: è necessario presentare la c.d. domanda di insinuazione. Non basta infatti aver emesso fattura, o essere iscritti nella contabilità della fallita, aver inviato solleciti di pagamento al debitore e nemmeno è sufficiente aver eseguito un decreto ingiuntivo: in ogni caso è sempre necessario presentare la domanda di insinuazione al passivo.

Presentare una domanda di insinuazione al passivo può essere un’operazione piuttosto semplice come estremamente complessa, a seconda della situazione del singolo creditore.

Il principio alla base della domanda di insinuazione al passivo è che il creditore è sempre tenuto a provare e dimostrare il proprio credito, e il curatore fallimentare verifica che tale credito sia dimostrato per poter ammettere la domanda. Se il creditore non prova il proprio credito, non può essere ammesso allo stato passivo (ossia viene escluso).

Per fare un esempio pratico, la fattura (ora elettronica), anche se correttamente trasmessa e ricevuta dal debitore, non è di per sé un documento sufficiente a provare il proprio credito. Il curatore potrebbe quindi non ammettere il creditore al passivo, nel caso in cui ad esempio tale fattura non sia stata nemmeno registrata nella contabilità dell’impresa/società poi fallita.

Altro principio alla base del procedimento di insinuazione, è quello per cui il creditore deve richiedere il titolo di prelazione eventualmente spettante sul proprio credito. Il codice civile infatti prevede che alcune tipologie di crediti (ad es. le prededuzioni, i crediti dell’Erario, dell’INPS, dei dipendenti, dei professionisti, degli artigiani, ecc.) abbiano appunto una prelazione secondo una precisa graduazione, che permette ai crediti del grado superiore di essere pagati prima dei crediti dei gradi inferiori.

Qualora il creditore non richieda espressamente e precisamente il proprio titolo di prelazione, il suo credito molto probabilmente verrà classificato nell’ultimo grado, quello dei crediti chirografari (cioè i crediti che solitamente vengono soddisfatti soltanto parzialmente, molte volte, purtroppo, in minima parte).

Oltre a questi requisiti, per l’insinuazione al passivo la legge fallimentare prevede una serie di altri requisiti, precise modalità di presentazione (PEC) e tempistiche che è assolutamente necessario prevedere e rispettare, al fine di potersi vedere ammessa la propria domanda di insinuazione allo stato passivo.

Un’ultima precisazione di non poco conto: per l’insinuazione al passivo non è necessario avvalersi di un legale, per cui ogni creditore può in completa autonomia presentare domanda di insinuazione. Tuttavia l’assistenza di un legale, che conosca in maniera approfondita i requisiti sopra esposti e il procedimento di insinuazione, risulta di fatto indispensabile al creditore che ad es. abbia difficoltà a provare il proprio credito (specie se rilevante), che non conosca il proprio grado di privilegio, o più in generale che non conosca le formalità del procedimento.

In ultimo, il legale incaricato può aiutare nel corretto calcolo degli interessi di mora spettanti sul credito (che sono ammessi soltanto se richiesti e quantificati!) nonché, per i dipendenti della società fallita, per la presentazione all’INPS del modello SR52.

Si ringrazia il dott. Guglielmo Cappello – dottore commercialista, iscritto all’albo dei gestori della crisi di’mpresa