Avvocato Anais Tonel

Modello Organizzativo ai sensi del d.lgs. 231/2001.

Vuoi approfondire l’argomento ma non sai da dove cominciare? Ecco la mini guida realizzata in collaborazione con A4BC Studio.

 

 

Responsabilità amministrativa dell’ente.

Il d.lgs. 231/01 ha introdotto il principio secondo il quale anche gli enti dotati di personalità giuridica possono essere chiamati a rispondere della commissione di taluni reati (cd reati-presupposto), accanto ai loro legali rappresentanti e ai soggetti materialmente responsabili delle condotte penalmente rilevanti.

Ciò accade quando dalla commissione del reato-presupposto deriva un vantaggio o si persegue un interesse proprio dell’ente (anche solamente in termini di risparmio di costi per la prevenzione dei fatti di reato).

La sanzione, del cui pagamento diventa responsabile l’ente per effetto del reato compiuto dagli apicali o dai sottoposti della società, viene determinata in quote da 1 a 100, fino ad un massimo di 1.500.000 di euro, ma l’ente può ricevere nei casi più gravi anche sanzioni interdittive e cautelari.

Il Modello 231.

L’adozione del Modello 231 non è obbligatoria. Tuttavia esso è uno strumento che permette all’ente di conseguire duplici benefici. Da un lato, esso costituisce un utile strumento diauto-regolamentazione dell’attività aziendale, in ottica di prevenzione dalla commissione dei reati.

Dall’altro lato, per espressa volontà del Legislatore, esso consente all’ente di evitare, o limitare, la propria responsabilità in chiave sanzionatoria. Il Legislatore accorda infatti dei benefici in termini di riduzione delle sanzioni agli enti che dimostrano di aver adottato sistemi di controllo interni idonei ad evitare la commissione dei reati-presupposto.

Ed infatti, secondo le regole di imputazione proprie del D.lgs. 231/2001, l’ente può andare esente da responsabilità amministrativa da reato nei seguenti casi:

  • se il reato è stato commesso da una persona sottoposta all’altrui direzione/vigilanza, l’ente risponde solo se si dimostra che la commissione del reato si è verificata per inosservanza degli obblighi di direzione o di vigilanza, presidiati dalla presenza di sistemi interni di controllo quali il Modello 231;
  • se il reato è stato commesso da un soggetto apicale, l’ente non risponde se prova d’avere adottato un efficace Modello 231, nonché che il soggetto apicale ha commesso il reato eludendo fraudolentemente tale Modello.

Per andare esente da responsabilità, l’ente dovrà altresì provare che il compito di vigilare sul Modello 231 è stato affidato all’organismo di vigilanza (OdV), nonché che non v’è stata omessa/insufficiente vigilanza da parte di tale organismo.

L’attività del professionista.

Come si articola l’attività del consulente incaricato della redazione del Modello?

Innanzitutto il professionista provvederà ad effettuare l’analisi della situazione della società o dell’ente, e alla stesura dei documenti che compongono il Modello 231.

L’attività consisterà in una prima fase di mappatura dei rischi mediante interviste alle funzioni apicali ed esame della documentazione dell’ente, individuazione dei processi sensibili e delle aree di rischio specifiche sulle quali intervenire (risk assessment).

In genere, segue poi una fase di implementazione delle procedure interne con individuazione dei soggetti responsabili per ogni funzione e regolamentazione delle attività decisionali (gap analysis).

Infine, il consulente predisporrà i documenti che compongono il Modello 231 sia nella parte generale (Codice Etico, catalogo dei reati presupposto, mappatura dei rischi e gap analysis) che nei singoli capi della parte speciale.

Verrà inoltre predisposto un documento sui flussi informativi, sul sistema delle segnalazioni interne e sul sistema disciplinare per le violazioni del Modello stesso (documenti obbligatori per considerare completo il Modello 231).

“Nella vita di qualsiasi organizzazione, la sua capacità di funzionare malgrado sé stessa prima o poi si esaurisce”.
Arthur Bloch